Gli artisti dell'Associazione

Nicole Bettini

Nicole Bettini


Nicole Bettini
cellulare: 393020788
mail: nicole.bettini@gmail.com

nata e cresciuta a Bolzano con il cuore tra le montagne.

Sperimenta colori e composizioni.
Le piacciono i forti contrasti, i colori accesi e i messaggi nascosti.
Gran parte del suo immaginario si rifà all'infanzia vissuta tra girasoli e alveari.
Prova sempre tecniche nuove perché imparare la fa sentire viva.
Si interessa di cose magiche e di energie cosmiche.

Fare cose con le mani è il motore della sua ricerca esistenziale.

 

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Giorgioppi

Giorgioppi

www.giorgioppi.net

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Katherina Zoeggeler

Katherina Zoeggeler

Katherina Zoeggeler
cellulare: 3355932397 
mail: katiazoeggeler@gmail.com

Sono nata a Merano (Bolzano) il 18 dicembre 1974 e dal 1976 vivo a Bolzano dove ho frequentato le varie scuole dell‘obbligo in lingua tedesca ed il Conservatorio di musica Claudio Monteverdi. Dopo la maturità d’Arte Applicata conseguita nel 1995 presso l’Istituto d’Arte Alessandro Vittoria di Trento, attratta particolarmente dall’arte in tutte le sue manifestazioni: dalla scultura, al disegno, alla pittura, alla decorazione ed anche dal rapporto dell’arte con la musica ed il movimento, ho studiato presso l’Accademia Di Belle Arti di Firenze dove mi sono diplomata nel 2001.
Ho iniziato ad esporre i miei lavori in diverse manifestazioni come nel 1998 alla mostra collettiva di scultura a Strada in Casentino (Arezzo), alla mostra collettiva di stampe d’incisione a Brisighella (Ravenna), all’esposizione di scultura presso la Biennale della Fiaba 2001 a Pescia in Toscana, alla mostra collettiva presso l’Atelier Pallaver; nel 2007 ho partecipato alla mostra Collettiva 05 Espressioni presso la galleria Studio D’Arte Andromeda di Trento, nel 2013 alla mostra d'arte Piccoli Dettagli presso il comune di San Quirico d'Orcia (Siena) e sempre nello stesso anno ad una mostra personale d'arte presso il Centro Documentazione Donna - Biblioteca della donna a Bolzano.
Nel 2000 ho frequentato un corso di formazione per il costume teatrale organizzato dal Centro Documentazione Donna di Bolzano seguito da uno stage presso la Sartoria Teatrale Brancato collaborando con il teatro della Scala di Milano. Questa esperienza mi ha avvicinato anche al mondo del teatro. Ho iniziato così a collaborare con diversi enti, partecipando anche all’allestimento della mostra della costumista Franca Squarciapino presso il Teatro alla Scala di Milano, in seguito alla manifestazione Ala Città di Velluto promossa dal Comune di Ala con abiti maschili del Settecento e partecipando alla mostra collettiva con costumi realizzati durante il corso di costume teatrale presso il foyer del Teatro Comunale di Gries di Bolzano.
Nel 2000, in occasione del centenario del Teatro Puccini di Merano, sono stata invitata a realizzare le scenografie e i costumi per il balletto Petrushka di Stravinskij, che si è arricchito con nuovi costumi nel 2002 sempre per il balletto Petrushka messo in scena al Waltherhaus di Bolzano. Nella creazione dei costumi mi sono ispirata ai costumi dei Ballets Russes rivisitando i grandi artisti come Léon Bakst, Alexandre Benois.
Nel 2001 ho ideato e realizzato un teatrino ambulante il Balagancik e i costumi dei cantanti in collaborazione con l’Ufficio bilinguismo e lingue straniere della Provincia Autonoma di Bolzano –Alto Adige e con l’Associazione culturale Rus’ in occasione della manifestazione Russo? Parla la terra dell’uccello di fuoco.
Nel 2005 per un stand dedicato alla cultura russa per la Fiera delle Lingue, tenutasi presso l’Hotel Sheraton di Bolzano, ho partecipato con costumi folcloristici russi.
Nel 2007 presso la giardineria Schullian è stata organizzata un’esposizione dei miei abiti scultura, che hanno preso parte al cortometraggio Blinded by the light di Silvano Plank.
In diverse occasioni ho collaborato con il teatro, come con il musical La cage aux folles (Vereinigte Bühnen) e per lo spettacolo musicale Masleniza-Carnevale, tenuto presso il liceo linguistico Marcelline nel 2011.
Nel 2018 ho realizzato i costumi del personaggio delle favole russe Snegurocka per il balletto La tradizione del pane e del sale messo in scena dalla Anastasiya Ballet School di Evgeniya Kozhukhanova - Bolzano in occasione della mostra GIOCO.ARTE Il giocattolo in legno in Val Gardena e in Russia nella sala “Luis Trenker” di Ortisei.
Parallelamente all'attività artistica, insegno. Ho fatto le mie prime esperienze collaborando nel 1998 come assistente-traduttrice ai corsi per la tecnica d’affresco presso la Akademie Gestaltung im Handwerk Münster (Germania) con i docenti dell’Accademia Belle Arti di Firenze Prof. Giuseppe del Debbio e Prof Maurizio Martelli e successivamente presso la Akademie des Handwerks Schloss Rasfeld (Münster, Germania).
Ho collaborato a laboratori di ceramica con la Fondazione Lene Thun, organizzato corsi di pittura, laboratori di cartapesta e di modellismo sartoriale collaborando con l'Accademia del Lusso a Verona e presso il dipartimento istruzione e formazione professionale provinciale.

Attualmente insegno arte nelle scuole.

 

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Elisabetta Moretto

Elisabetta Moretto

Elisabetta Moretto
cell.338 9538752
isa.moretto21@gmail.com
 

Nasce a Bolzano il primo giorno d’estate di qualche anno fa e ha maturato più di trent’anni di esperienza nella ricerca pittorica.
Dopo la maturità artistica e stata sempre attiva nel mondo dell’arte, partecipando a mostre sia collettive che individuali in tutto il territorio nazionale.
La sua prima mostra collettiva risale al 1996.
Alterna due grandi passioni: scrittura e pittura, fino al punto di riunirle scrivendo sui quadri, con un segno illeggibile crea un nuovo spazio intimo.
Con la sua espressione cerca di dar luce a una vita interiore complessa, non sempre comprensibile alla mente razionale e che spesso usa il linguaggio delle piccole cose, sceglie i canali dell’espressione artistica per svelarsi nella sua semplicità.
Impegnata su più fronti si avvicenda fra impegno sociale e ricerca pittorica.
Vita e lavoro si mescolano e dipingere diventa una necessità interiore.
Nella regione in cui vive, l’Alto Adige, ha realizzato alcune opere pubbliche.
Nelle scuole elementari assieme ai bambini ha realizzato dei grandi murales sulle facciate degli edifici, rendendo gli alunni parte attiva anche nella fase progettuale.

Dicono di lei

"Le opere di Elisabetta Moretto vivono d’intimità e silenzio; sono superfici minimali, eteree quali presenze simboliche e astratte all'interno di un paesaggio interiore. Con un gesto lirico e costruttivo l'artista arriva a rappresentare pure entità formali, fluttuanti in una dimensione ideale nella quale si percepisce il respiro del mondo. A conferma di ciò le parole dell'artista -le ore sembrano minuti, il silenzio è denso a volte sacro, si cela nella saggezza dell'insieme-"

Riccarda Turrina

 

"Parole che ordinatamente si schierano sull'orizzonte dei paesaggi informali"

Davide Francesco Rota

 

Il percorso creativo di Moretto s’incardina sulla tendenza segnica della reiterazione, del segno-scrittura, del segno inteso come gesto e come perentoria affermazione del sé attivo sul supporto. In tal senso se i fondamenti teorici e culturali di tale operazione non possono non richiamare, in senso lato, l’ascendenza di matrici espressive indebitate con l’informale e con l’arcipelago frastagliato della scrittura visiva, gli esiti raggiunti perseguono un’interessante e originale modulazione.
Salvatore 

Enrico Anselmi

 

Per addentrarsi nei meandri del lavoro di Elisabetta Moretto centrato sul problema linguaggio – scrittura rinuncio a priori a servirmi dei codici semiologici (tanto di moda) proprio per non accavallare un gergo a un lavoro che si definisce da se stesso, e pretende semmai una verifica e un inquadramento. Chi adopera un simile linguaggio conclude di solito confondendo le carte: infatti Moretto ha certo dei compagni di strada e sicuramente dei padri, ma il suo lavoro è cristallino.

Giuseppe Catalani

 

 

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Heinz Lastei

Heinz Lastei

Karl Heinz Lastei
cellulare: 3355494730
mail: info@heinzlastei.eu
sito: www.heinzlastei.eu

Il pittore Heinz Lastei nasce a Merano nel 1950. Dipinge su tele con colori ad olio, usando una tecnica molto fine. Spesso unisce natura e architettura con dettagli surrealistici che spiegano i suoi pensieri ed idee. Temi e titoli sono visionari, e vengono letti nelle opere stesse. Heinz Lastei presenta temi che suscitano il suo interesse giocando con elementi critici e cinici. Dopo un lungo periodo passato in Germania dal 1981 al 1990 entra nel mondo della pubblicità nel 1992 e nel 2001 fonda la ditta SchriftArt. Nel 2014 cede SchriftArt ai fratelli De Nardo e si dedica di nuovo al suo sogno a "dipingere".

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Chelita Zuckermann

Chelita Zuckermann

cellulare: 3472160640
mail: riojaschelita@yahoo.com.mx
sito: www.chelita.it

Chelita Zuckermann
“Lo spirito e spiritualità del Messico nelle sue sculture metalliche in movimento”

RIFERIMENTI UFFICIALI
Nata a Città del Messico nel 1965. Laureata in Architettura nel 1991, presso "Universidad Anahuac" di Città del Messico. Nel 2006 si trasferisce per amore a vivere in Italia e giacché i suoi studi di Architettura non sono riconosciuti in Italia, si dedica ad altre attività sempre nell’ambito creativo. Nel 2013 inizia a dipingere, ma poi sente il bisogno di fare qualcosa di “palpabile”. Nel 2016 scopre i fogli di alluminio e comincia a realizzare opere artistiche, trasformando i fogli di alluminio in sculture. Nel 2017 due sue opere vengono allocate in Piazza Cascella e in Via Riccardo Belli a Porto Rotondo in Sardegna. Dal 2016 al 2018 quattro sue opere entrano a far parte della collezione “Fondazione Hrusca” e vengono allocate presso l’Hotel Sporting e nello Yachting Club di Porto Rotondo. Dal 2019 due sue sculture fanno parte delle collezioni d'arte di 2 MUSEI, una nel Museo PAPALOTE di Città del Messico e l’altra nel Museo dei Lumi di Casale Monferrato, Italia.
Ha vinto 4 primi premi di Scultura: nell’ottobre 2020 il premio BIANCOSCURO Art Contest 2020 con l’opera: Angelo della Luce; nel 2019 nel 13° Premio Arte Laguna di Venezia nella Categoria Business for Art con l’opera: Agave Splendente Gigante e 2 premi della Fusion Art Gallery a Palm Springs, USA, con le opere Fiore di Cactus e Pigna Natalizia. Nel 1995 è stata selezionata da una giuria di Architetti Messicani per la pubblicazione del suo progetto della villa "Casa Oseguera" nel libro intitolato "La Casa en la Arquitectura Mexicana", di Comex.
La leggerezza dell'alluminio che utilizza, permette alle sue sculture di muoversi al soffio del vento. Grazie alle proprietà di riflessione totale fino al 98% dell’alluminio brillante utilizzato, le sue sculture riflettono la luce naturale e artificiale e si mimetizzano nell'ambiente, prendendo i colori dalla natura come riflesso.
Con le sue opere, Chelita vuole portare gioia e luce a chi le possiede. 

NOTE CRITICHE

Paolo Levi, per il Museo PAPALOTE di Città del Messico.

SULLE ALI DI UNA FARFALLA

È tutt’altro che casuale, nella mia pratica di interprete dell’arte contemporanea, rivedere le mie convinzioni rispetto ai contesti espressivi che esulano dalla tradizione. Nel dizionario dei termini d’uso dell’odierna critica d’arte - dove prevalgono i dettati e le intenzioni dell’Arte Concettuale - sono venute quasi del tutto a mancare parole come emozione, armonia, messaggio, espressione, che invece rimangono per me ancora significative. Per spiegarmi meglio voglio qui esemplificare con gli artisti di ambito Concettuale, i quali operano attraverso sfaccettature che non hanno come soggetto l’Arte, ma la filosofia, fornendo prodotti dalla struttura estetica variegata, come i severi protagonisti dell’Arte Povera. Essi solitamente usufruiscono di materiali poveri quanto inusuali come le pietre di torrente legni di alberi, o lastre di ferro arrugginito. Nasce così un ribaltamento tra forme, materiali e concetti, tramite sperimentazioni estetiche. In questo contesto vengono banditi i canoni estetici di riferimento del passato. 
In questo senso sono portato a considerare i lavori di Chelita Riojas Zuckermann congeniali a una collocazione in ambito Concettuale, sia dal punto di vista del costrutto compositivo che per la tipologia del materiale con il quale l’autrice esegue la sua sperimentazione. In apparenza il suo modo di procedere si addice alla formula professionale dell’artigiano, abile e sapiente nel tagliare, in questo contesto, la lamina di alluminio, tradizionalmente di uso industriale; con grande talento valorizza la materia, malleabile nel taglio, in forme idonee a una figurazione plastica, idealmente immaginata come assemblaggio di singoli pezzi, e nata dall’intuizione e dall’emozione creativa. Ma il suo modo di procedere si differenzia e si evolve rispetto a quello degli operatori estetici dell’Arte Povera, poiché si avvale della forza della Poesia che si fa immediata e tangibile essenza. 
Chelita Riojas Zuckermann è artista visionaria, messaggera di emozioni e di armonia spirituale. Il suo soggetto principe è il territorio della Natura, dove si innalza verso il cielo una farfalla, le cui ali in alluminio specchiante nei colori dell’oro e dell’argento seducono con le coincidenze dei riverberi della luce. Mi sono ignote altre composizioni di simile qualità e fattura, ossia di un costrutto fattualmente pesante ma, alla vista, di diafana leggerezza, e mi stupiscono le composizioni floreali di una disarmante, quanto apparente, semplicità esecutiva. 
L’alluminio è dunque qui un meditato strumento espressivo atto a riflettere la magnificenza cromatica di madre natura; magico specchio che rivela sinfonie di forme e di colori; messaggero gioioso della presenza del vento e delle piante quando, all’aperto, ne coglie il moto leggero; e infine, sotto la luce artificiale, testimone del silenzio metafisico della notte e narratore delle stagioni della vita sule ali di una farfalla.

Mario Salvo: LE ISTALLAZIONI VIVENTI di Chelita Zuckermann:
una miriade di colori…Ho osservato in questi anni una veloce metamorfosi nell’Arte in quasi tutte le sue molteplici sfaccettature, dall’arte concettuale all’informale, da quella digitale alla vertical Art, dalla Optical Vision Art a quella Contest per finire in diverse occasioni a quella generata da istallazioni più o meno grandi. Ho tralasciato l’Arte “tradizionale” contemporanea, quella considerata “superata” da quelle appena citate, magari non proprio per emozione, ma per tecnologia e innovazione. Parlo degli stili che vanno dai post-impressionisti al cartello degli Espressionisti e New Post Espressionisti, per finire nel manierismo passando dapprima dal verismo.
Debbo però dire che a differenza delle solite istallazioni “dejà vù”, le opere di Chelita Zuckermann offrono ai visitatori una sorta di fantastiche colorazioni assemblate sotto forma di animali o fiori, dall’aspetto talmente accattivante da volerli accarezzare come fossero davvero viventi. Già, la linfa che scorre nelle loro strutture dà la misura alla spasmodica ricerca della generazione di “lame d’alluminio specchiato” le più sottili, resistenti e flessibili, in cui si ergono sapienti piegature che ancor più sfaccettano colorazioni smaglianti riflesse sotto i raggi del sole. Una luce meravigliosa si staglia dal loro interno ed emergono suoni accattivanti sia attraverso la pioggia che dal vento attraverso sinuose movenze che sembra danzino tra loro musicando tutti gli elementi d’intorno.
Artista completa, attinge le sue creazioni alle molteplici esperienze in campo di Design d’Architettura dove il gusto, la ricerca, l’amore per le innovazioni fanno la differenza qualitativa e sinergica.
Artisticamente dotata, Chelita Zuckermann possiede i necessari attributi per emergere nel grande “panorama” artistico, dove regna tutt’oggi enorme superficialità ed approssimazione stilistica scarsamente emozionale. Ho osservato con dovizia ed attenzione tutti i preziosi particolari in cui è assemblata ogni opera: Agave Splendente, dove morbidi colori donano quello splendore elevato dalle sapienti sfaccettature sulle foglie; Libellula Evinrude, un magico pezzo di variegate lamine specchiate da un archetipo concettuale sul quale è stata strutturata l’opera, decisamente emozionale e concretamente bella; Farfalla Papalotl e Pavone Galattico, dove riesce a creare i presupposti ed i meccanismi di una postura tipica ma unica, per farla divenire affascinante; Fiore di Cactus, dove l’occhio attento e multi color riesce a definire il grande assemblaggio scaturito per la sua esaltazione cromatica.  

Artista passionale a tal punto da percorrere in modo maniacale lo sviluppo professionale artistico non stancandosi di perfezionare la propria maestria sia nella manualità meccanica e tecnica, sia nella ricerca elaborativa e specifica di ciò che sia fondamentale conoscere ed applicare. 
A mio parere, colgo nella sua perfezione maniacale l’ombra di una sana allegria e divertimento nella ricerca ed assemblaggio delle lamine colorate disposte come in una tavolozza immaginaria. L’effetto fa sognare e spinge l’osservatore a comprenderne la costruzione precisa ed avvolgente da divenirne pezzo unico irripetibile. Sembra che le istallazioni così colorate e vigorose fungano peraltro da prototipi per ulteriori performanti costruzioni cromiche, e per miscellanea delle forme accattivanti. Sono tutte creazioni dove le tonalità ardite si intersecano all’ambiente in cui sono disposte, fondendosi in un assemblaggio unico e generando opere, oserei dire, di rara bellezza.

Egidio Maria Eleuteri
Osservando le opere di Chelita Zuckermann si resta colpiti dalla forza creativa dell'immagine, un insieme di cromatismi virtuosi, delicati, affascinanti che si compene-trano, si amalgamano e si intersecano. Un insieme che porta ad una fusione musicale dando vita ad una scultura che racconta in modo nuovo ed interessante l'importanza di cogliere gli aspetti di una parte del mondo che ci circonda. Un mondo che la nostra società fatta di caffè presi in fretta, di trilli continui di telefonini e di ricerca affannosa di posteggi ci fa, troppo spesso, dimenticare, osservare e meditare. Le sue sono piacevoli sculture che recuperano la memoria di una mancata attenzione verso quel necessario rispetto della natura che ci circonda. Una natura troppe volte violentata dall'incuria dell'uomo.
Le opere di Chelita Zuckermann sono piccoli monumenti eseguiti con una tecnica personale che modella l'alluminio, massa pesante e tozza trasformandolo, quasi magicamente, in un canto lirico. Sono lavori che attraverso la creazione scultorea vengono modellati e si trasformano, in lavori delicati, in cui il cromatismo genera nella scultura un movimento, un gioco di colori, vivi ed attuali, che formano l'inizio del viaggio culturale in cui l'artista crea la sua storia che trasforma questi lavori in racconti immersi in un lirismo plastico contemplativo.

Chelita Riojas un artista, un architetto che trasferisce nei suoi lavori la bellezza ed il ricordo dell'assoluto dei colori messicani, il cui cielo vivifica l'atmosfera del paesaggio dove la natura è ancora madre. 
Chelita, un artista che compone nelle sue sculture l'immagine di un viaggio immerso nei colori, nella memoria, nel ricordo.

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Renato Sclaunich

Renato Sclaunich

Renato Sclaunich nasce a Gorizia nel 1967, l 11 giugno. Suono nonno materno intagliatore di corni di osso, il cugino materno di sua madre artista del rame, il fratellastro di suono nonno pittore impressionista e scultore.

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Perseo Nulli

Perseo Nulli

Alla fine degli anni cinquanta lascia Orvieto, dove è nato; dalla verde Umbria, per esigenze di vita, si trasferisce in Alto Adige, precisamente a Bolzano. Qui, dove vi è giunto da autodidatta, frequenta corsi di pittura e scultura presso il Sindacato belle Arti. Si cimenta in mostre collettive un po’ in tutt’Italia, ottenendo incoraggianti risultati. Esordisce con successo in una sua prima mostra personale nel 1969 a Jesolo - Venezia. A questa ne sono seguite molte altre a Bolzano, Verona, Merano, Firenze, Treviso, Gmunden (Austria) ecc. Alterna alle personali, partecipazioni alle collettive nazionali ed internazionali a Roma, Milano, Padova, Firenze, Treviso, Modena, Desenzano sul Garda, Pordenone, Gorizia, Trento; all’estero a Vienna,Salisburgo, New York Parigi; è qui che soggiorna per un certo periodo e vive la sua più bella esperienza artistica. In questo periodo di tempo che va dagli anni 70 ad oggi, passa da un discorso informale ad una figurazione moderna di carattere espressionistico.

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Paolo de Polo

Paolo de Polo

PAOLO DE POLO
Nato nel 1943, Termina nel 1971 l'Accademia di Belle Arti di Venezia. Frequenta i corsi di pittura con Bruno Saetti e di grafica con Battistoni e Guadagnino. Lo stesso anno riceve, dal Centro Internazionale dell'Arte di Roma,il premio acquisto dell'Accademia di San Luca riservato agli allievi delle Accademie. De Polo si dedica quasi esclusivamente alla grafica: disegno e incisione con particolare interesse per la tecnica del bulino.
Segnalato sul catalogo Bolaffi dell'incisione già dal 1984-- presente nella storia dell'Incisione Moderna curata dal prof Paolo Bellini 1985. Numerose le mostre personali e le partecipazioni Biennali di Incisione. Vive e lavora Bolzano

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Roberto Montagnini

Roberto Montagnini

Roberto Montagnini
cellulare 3395818195
mail robertomontagnini19@gmail.com

 

BIOGRAFIA

Pittore e scultore, nato a Bolzano il 19.06.1946. Autodidatta, aderisce all’Associazione Coordinamento d’arte La Goccia. Ha esposto: Egna, Arco (TN), Laives, Verona, Merano, Bolzano, Agna (PD), Berna (SVIZZERA), Trento, Villa Lagarina (TN), Cagnò (TN). Risiede e lavora in Via Claudia Augusta 26 39100 Bolzano

Il colore, mare dentro 2020

L'approccio multimaterico è interessante anche dal punto di vista di nuove scoperte nel labirinto linguistico del colore. Mario Cossali

 

UP & DOWN 2019 

Roberto Montagnini, pittore e scultore, vive e lavora a Bolzano.
Formatosi come autodidatta, fortemente attratto dalla passione per ogni forma d’arte, aderisce all’Associazione Coordinamento d’arte La Goccia, esponendo in diverse città, in regione e fuori regione, in Veneto e in Svizzera.
Da una pittura più legata all’espressione materica e dalle forme soprattutto astratte, sempre però caratterizzate da un lirismo e da una tendenza allo sguardo interiore, approda, nelle sue ultime opere, al bianco e nero che, dai toni e dai contenuti diversi, più drammatici, e maggiormente sentiti, presentate per la prima volta in questa edizione di UP & DOWN 2019.
Predomina qui il tema della follia, intesa nelle sue varie manifestazioni, attraverso un approfondito studio di Montagnini per la filosofia, quale arte del pensiero per eccellenza, centro del suo interesse, della sua ricerca e della sua opera, che qui si evolve in proposte del tutto nuove.
Ad essere indagato è soprattutto l’Uomo, di cui è messa a fuoco l’interiorità, l’anima, attraverso toni drammatici e molto coinvolgenti.
Nelle grandi tele, in cui lavora prevalentemente sulla fotografia, il bianco e nero assume forti contrasti, espressione esso stesso, prima ancora del soggetto, di una follia e di una tragedia interiore, dove l’umanità intera, nella sofferenza, cerca una via che la allevi dalla solitudine, alla ricerca di un cammino possibile, o anche solo di un passo verso la speranza. Tema non solo intrinseco a ognuno, spesso legato anche a una dimensione d’inconsapevolezza, ma drammaticamente attuale dentro una tragedia ormai epocale che si riassume proprio nel cammino verso qualcosa di diverso, di migliore, di salvezza e di pace. Il passato dovrebbe servire da ponte verso il futuro, in un movimento lento ma sicuro nel raggiungere una meta, sia soggettiva che collettiva, una pace interiore, la libertà, una linea di vita nuova, un equilibrio pacificatore e stabile.
Nelle opere presenti in mostra Montagnini coglie dettagli di immagini che colpiscono in primis la sua anima, per rielaborali e assemblarli poi sulla grande dimensione.
Questo nuovo percorso dell’artista è uno scatto in avanti coraggioso, che compie spinto anche dal tema del viaggio compiuto o da compiere nella sfera più intima dell’individuo.
L’Uomo,di norma, viene spontaneamente pensato come soggetto caratterizzato dal colore, ma sapersi guardare dentro, fino in fondo, significa per l’artista entrare nel bianco e nero, nella voglia e nel rischio di sondare la propria psiche, unica e irripetibile in ogni individuo, che Montagnini considera come materia primordiale, la cui etimologia si riconduce proprio all’idea del ‘soffio’, cioè del respiro vitale.
A seconda di come la psiche, l’esperienza di sé, si muove, può trasformarsi in tragica follia, con tutte le conseguenze di privazione della propria vita; se viceversa viene elaborata, attraverso un faticoso cammino interiore, può anche diventare una sorta di indefinibile follia positiva, trasformandosi in essenza creativa, in esplorazione di un mondo ‘altro’, sviluppandosi così in una sopravvivenza che si affranca dall’abbandono.
Le opere in mostra offrono l’occasione di comprendere maggiormente quel file rouge legato al suo interesse convinto per l’esistenzialismo, inteso come Umanità caratterizzata dalla precarietà e dall’irripetibilità che l’ha sempre inevitabilmente accompagnata, finora espressa ed esposta da Montagnini solo in brani parziali.
Uomini, Donne, Natura spezzati, sguardi dentro finestre o in una caverna che ci porta col pensiero direttamente a Platone. In essi scorgiamo, o intravvediamo immagini drammatiche, una persona sola dal capo reclinato, un viso angosciato dietro una cella, ma con uno sguardo anche di sfida, cui ci appelliamo, solitudini immense, enorme malinconia o immagini forti in cui vedere tragicamente, in un sentito omaggio a Salgado, la sofferenza compiuta e intera di un’umanità in fila, in un viaggio di dolore, anche fisico.
Infine, sempre riportati sul grande formato, tre pezzi che l’artista immagina come muri, unico accenno di colore in mostra, concepiti come un pensiero rivolto ad Alda Merini, poetessa che ben incarna nei suoi versi la poesia tagliente del Novecento, che pone al centro gli esclusi e gli emarginati, nella quotidiana fatica del vivere.

Paola Bassetti

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Sieben Schwarz

Sieben Schwarz

Sieben Schwarz vive e lavora nel suo maso in Val d'Ega. Affascinato dal legno sin dall'infanzia, esprime questa sua passione scolpendo volti, immagni sacre, opere di design, animali e l'essenza della femminilità.
www.siebenschwarz.eu
+39 3420329137

 

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Jette Christiansen

Jette Christiansen

Biografia Jette Christiansen: Nata in Danimarca, Jette Christiansen ha trascorso otto anni a Vienna, dove ha svolto studi medici e di interior design. Dopo il matrimonio nel 1970 si è trasferita in Alto Adige, dove vive ed opera. Ha lavorato per molti anni nell'ambito dell’educazione degli adulti, ha una formazione in servizi medico-sociali, ha lavorato a lungo nella sanità pubblica. Solo più tardi (dal 1987) ha sviluppato la sua vera vocazione di pittrice conseguendo l'attuale padronanza. Suo maestro è stato il conosciuto pittore altoatesino Gotthard Bonell

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Livia Zottola

Livia Zottola

Livia Zottola è nata a Lecce nel 1933, ma è vissuta tutta la vita in Alto Adige; dal 1949 risiede a Bolzano.

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Ferruccio Righi

Ferruccio Righi

Ferruccio Righi:
nato a Bolzano il 1 novembre 1946, dove tuttora risiede.

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Celestina Avanzini

Celestina Avanzini

Celestina Avanzini è nata a Parma nel 1947.

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Elisabetta Vazzoler

Elisabetta Vazzoler

Elisabetta Vazzoler, nata a Treviso nel 1967, vive e lavora a Bolzano.

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Pierina Rizzardi

Pierina Rizzardi

Pierina Rizzardi
via Rosmini 67, 39100 BZ
cell 320 8188063
pierrizz@hotmail.com
http://pierinarizzardi.blogspot.it
https://www.facebook.com/pierina.rizzardi

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Daniela Colle

Daniela Colle

Daniela Colle
Nata a Bolzano 26.01.1967
Residenza: via San Quirino, 25/D, 39100 Bolzano
cell. 328/2756156

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Raimund Prinoth

Raimund Prinoth

Raimund Prinoth
Nato a Bolzano il 28 maggio 1948
Residente a Renon
Atelier, Bolzano via Bottai n. 20
Cell.: 3408610504
Email: raimund.prinoth@gmail.com

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Giovanna da Por

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GIOVANNA DA POR

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Marco Lobos

Marco Lobos

Marco Lobos
cellulare: 3392232000
mail: marco.lobos.hans@gmail.com
sito: www.marcoloboshans.wordpress.com

Nato a Santiago del Cile, Cile, 1961. Dal 1983 al 1987 collabora come muralista all´allestimento di mostre con la cooperativa culturale “Aucan” a Bologna, diretta dalla pittrice Gabriella Illino (esule cilena). Dal 1988 al 1990 coordina - organizza eventi e mostre nel centro culturale - artistico“La Fabbrika” (Bo) e nel periodo dal 1992 al ’97 espone, allestisce e organizza eventi, installazioni e mostre nel laboratorio “Irnerio 53”, sempre a Bologna. A Grosseto (1983) dipinge i murales “Latinoamerica” e “La fame nel mondo”, a Orsogna (Ch 1986) dipinge il murale “La pace sempre”.
Nel 1997 consegue il diploma dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, nel corso di pittura di Concetto Pozzati, con voto 108/110 e nello stesso anno si trasferisce a Bolzano dove vive e lavora come insegnante di Arte e Immagine e di Storia dell’Arte. Negli anni successivi partecipa a diverse mostre collettive fra cui “El color latino” (Bologna, 2001), “Guerrieri del cuore” (Bolzano,2002). Nel 2004 conclude un master per l´abilitazione all´insegnamento di ambito artistico visivo presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Porta avanti numerosi progetti con le classi dellescuole medie come “Un parco a natale” (Bolzano, 2010), il murale “Omaggio a Keith Haring” nella galleria degli artisti in piazza Domenicani a Bolzano (2011). Dal 2013 a oggi espone in mostre collettive e personali dell’Associazione degli Artisti di Bolzano.

 

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Giuliana de Metri

Giuliana de Metri

Giuliana DE METRI
nata a Bolzano dove vive e lavora.
 

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Daniela Armani

Daniela Armani

ARMANI DANIELA
cellulare: 3924670089
mail: daniela.armani@email.it


Nata a Bolzano nel 1951. Da sempre ha amato l'arte. Da più di 20 anni si dedica con passione alla pittura, ha sperimentato l'acquerello, l'acrilico, olio e attualmente con terre e tecniche miste. Desidera sempre sperimentare colori, sfumature, poi lavorare con le dita.  La sua pittura istintiva e incisiva è caratterizzata da forme geometriche che esplodono in primo piano, ma che lasciano intravedere  dei viaggi surreali nella fantasia e nel mistero. 

Il colore, mare dentro, 2020

Ci troviamo di fronte ad una pittura che avvia una coraggiosa indagine linguistica del colore con il colore stesso alla ricerca di nuove rivelazioni. Mario Cossali

UP&DOWN 2019

Daniela Armani vive e lavora a Bolzano. Da sempre interessata al mondo dell’arte, si cimenta con la pittura già da giovanissima come autodidatta, senza abbandonarla più, prediligendo via via forme maggiormente legate all’astrazione attraverso un appassionato studio del colore, aspetto profondamente introiettato, che non abbandona più.
Come una parte del titolo suggerisce, in mostra sono presenti soggetti legati al mondo urbano, a città dall’aspetto vero e fantastico insieme, fuse in modo surreale e dagli andamenti irregolari, diagonali o curvilinei, a seconda del peso cromatico che di volta in volta assumono.
Già presente con le sue visioni architettoniche in diverse mostre personali e collettive, Daniela Armani elabora qui una proposta dallo sviluppo imprevisto, riuscendo a dare un nuovo volto a ciò che da anni ama dipingere.
Gli spaccati di città che offre evocano spazi monumentali che, sin da bambina, come lei stessa racconta, siano essi stati costruzioni antiche, colonnati, archi e torri o architetture contemporanee dagli spigoli vivi e dalle forme sintetiche, sempre hanno colpito la sua fantasia quali misteri che l’uomo, così piccolo al loro cospetto, abbia potuto persino concepire oltre che realizzare.
Possiamo definirlo un vero e proprio imprinting che plasma il suo lavoro degli ultimi anni e che di queste forti impressioni riassume spezzoni che monta in modo ideale come a voler realizzare un cortometraggio che non ha un inizio né una fine.
Il risultato è forte e incantevole al contempo. La forza è tutta nel colore che ha sempre sperimentato nelle sue ampie possibilità, scegliendo qui cromie accese e a contrasto.
La particolare tecnica però, che prevede l’uso di polveri murali che lei mescola a colle, cui aggiunge dettagli a gessetto che lavora con la stecca per definire i campi e infine con le dita per sfumare e ammorbidire, le permette di raggiungere un effetto di setosa morbidezza assente nella produzione precedente, più strutturata e definita nelle linee costruttive.
Tra le campiture è possibile scorgere geometrie minimali, quasi astrazioni di misteri o piccoli sogni che abitano gli spazi nascosti o s’intravvedono nei pertugi, stimolando la curiosità dello spettatore, invitandolo in una dimensione onirica.
L’aspetto più lieve e sfumato degli spazi e dei tratti di città che Daniela Armani ci offre, unito alla realizzazione su grandi teli bianchi, rendono il lavoro qui presentato più evanescente e dalla percezione più leggera dove, unici punti fermi, restano i tagli di luce che danno un ordine visivo, pur non togliendo il piacevole mistero e suggestione che le avvolge.
Al piano interrato (dal 16 luglio) Armani propone due grandi tele, sempre di soggetto urbano, tra cui una sperimentale e di grande impatto in bianco e nero, con quattro grandi dettagli dal risultato astraente eseguiti dal fotografo Paolo Valente – progetto IAD-Innovation art design, stampati su supporto metallico, dal risultato accattivante.

Paola Bassetti Carlini

 

 

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Franca Valenti

Franca Valenti

Residente in via V. Veneto, 56
I - 39100 Bolzano
Tel.: (+39) 338 5641589

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