Gianfranco Massimi

 

Nato a Bolzano il 10/12/1951
Residente a Bolzano in via Castel Roncolo 2/5
Tel.: 0471 914615 - Cell.: 347 9982512
Email: pallina.massimi@alice.it

 

Dopo una lunga esperienza veneziana dedicata allo studio e alla pratica dell’arte musicale (chitarra classica) e della composizione e contemporaneamente all’arte della pittura, tornato nella sua città natale nel 1989, ha intensificato la sua attività pittorica esponendo con successo le sue opere in numerose mostre personali e collettive, tendendo sempre più alla fusione delle arti e dedicandosi negli ultimi anni con successo anche alla poesia.


NOTE CRITICHE

L’opera di Gianfranco Massimi, che si svolge tra pittura, poesia e musica (molto forte l’origine musicale di certe tele, anche proprio nel senso di un’”armonia mundi” intuita – presentita), che quindi non si esaurisce nella pittura ma la considera come un mezzo, un vettore, ma non un fine in sé, si compie “cum ira et studio”, sotto il segno di una colta inquietudine, ponendosi sempre come work in progress, mai come opera finita, conclusa.

L’acribia del ricercare porta al segno, anzi alla pluralità di segni – ovviamente – sempre aperta e “perfettibile”. E’ nello studio cromatico, che mi sembra aver raggiunto, specie negli ultimi tempi, esiti notevoli; ma anche nella forma – segno, anzi in quello stadio che non è più caratterizzato dallo stacco tra queste due dimensioni, dove cioè il colore si fa forma e la forma diviene colore.

E se un tempo dominava il colore carico, pregnante, oggi questo rimane, ma accanto a dimensioni “altre”, alla capacità ormai pienamente raggiunta di usare le sfumature, le tonalità chiare ma anche “ambigue”, i mezzi toni, in genere tutte le forme cromatiche intermedie, di confine. Un confine tra “realtà” e “immaginario”, certo, ma anche tra “figurazione” e “informale” (sono definizioni, in definitiva, destinate peraltro a rimanere tali, senza che si riesca mai a chiarirle completamente).

Eugen Galasso

 

«Nel dramma delle arti, la natura è un personaggio che appare sotto mille maschere» scriveva nel 1932 Paul Valéry introducendo un saggio dedicato a Corot. Parole che per certi versi sembrano riverberare anche nelle tele proposte da Gianfranco Massimi, dove il carattere ambiguo di una natura sulla quale si riversano le tensioni espressive dell’uomo diventa risorsa ed ostacolo, nemica e complice, semplicità e complessità, materia ed ideale.
Il segno si fa struttura e colore: un gesto che incarna la materia-colore fino a rendersi organico nei confronti dell’immagine.
Nella pittura di Massimi si manifesta una sorta di ansia di bruciare il tempo; un’ansia che si fa brulicante in distinzione capace di “aprire” il limite stesso dell’immagine, dissolvendone la forma, per renderla esperienza aperta dello spazio.
Forse non c’è più quel tentativo-comune a gran parte dell’esperienza “informale” italiana degli anni Cinquanta e Sessanta – di conferire verità all’immagine attraverso il ricorso al sentimento dell’organico. Forse, piuttosto, in queste opere si agita quel “dramma delle trasformazioni” per rimanere sempre alle parole di Valery, in cui si consuma il sentimento dell’esistenza, che in un medesimo tempo fiorisce ed avvizzisce, si potenzia e si dissolve.

Bruno Bandini

 

La struttura dei suoi dipinti, sia nel segno che nei valori cromatici, lascia trasparire un concentrato di sofferenza. Il suo linguaggio artistico sembra inteso a rappresentare drammaticamente contesti immaginati o vissuti di persona.
Non so molto della vita di Gianfranco, ma leggendo le sue opere avverto una certa rabbia che in qualche modo diventa liberatoria. Ancor più interessante, il fatto che egli si esprima in modalità informale, utilizzando gestualità che incidono (feriscono) la tela e tonalità scure che la percorrono esplodendo in sgocciolamenti pollockiani. Questa, in generale, l' impronta di ciascun quadro.
Gianfranco espande se stesso nell'opera e la connota di umori. Sono metafore di un'ansia pulsante, in cui peraltro convivono, occultate, tracce di figurazione: pochi contorni evocano memorie che si agitano sotto i tanti strati oscuri tra le notti del suo "territorio".

Severino Perelda

 

… Hinter einer chromatischen Welt voller bewegter Farbwolken und –ballungen, die in steter Veränderung zu sein scheinen, blitzen im Vordergrund helle, weiße Zeichen auf, Geheimschriften, Denksprüche oder Hoffnungszeilen, die dem Chaotischen oder Absurden wohl Einhalt gebieten sollen.
In manchen Bildern wird die Malschicht abgeschabt oder eingeritzt, was der Komposition Spontaneität und Dynamik verleiht. – Gianfranco Massimi ist Mahler, Dichter und Philosoph, „Gnostiker“ (nach E. Galasso), wohl deshalb gehen seine malerischen Kompositionen oft über das „Verständliche“ hinaus, bewegen sich in phantastischen Räumen, die voll sind von Bewegungen und Turbolenzen, von chromatischen Kadenzen und mystischen Zeichen.

Josef Unterer

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